Una stima di quanto resta al netto di imposte e contributi nel regime forfettario, con il confronto rispetto al regime ordinario. Serve a farsi un’idea prima di parlarne: non sostituisce l’esame della situazione concreta.
La differenza è fra i carichi complessivi dei due regimi, cioè fra imposte e contributi presi insieme. Un valore positivo significa che il forfettario costa meno. Del regime ordinario riportiamo solo il carico complessivo.
La stima non considera le cause di esclusione diverse da quelle verificate qui sopra: la residenza fiscale all’estero, i regimi speciali IVA, le partecipazioni in società, la prevalenza dei ricavi nei confronti dell’attuale datore di lavoro o di quello dei due anni precedenti. Non considera l’imposta di bollo sulle fatture, gli acconti e i loro effetti finanziari nei primi due anni, né le addizionali regionali e comunali nel regime ordinario, che variano da regione a regione e da comune a comune.
C’è poi un punto che pesa più di tutti: nel forfettario i costi non sono deducibili. Chi ha costi elevati può risultare svantaggiato rispetto al regime ordinario, anche a parità di ricavi. La convenienza, del resto, non è solo fiscale: contano l’accesso al credito, le detrazioni personali, che nel forfettario non possono essere utilizzate perché non c’è IRPEF da cui sottrarle, e la pensione futura se si sceglie la riduzione contributiva.