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Osservatorio dello Studio

I CEO italiani nel 2026: che cosa cambia per una PMI

I risultati italiani della 29ª Global CEO Survey letti dal punto di vista di un’impresa del territorio: fiducia, intelligenza artificiale, nuovi mercati.

Che cos’è la Global CEO Survey e perché dovrebbe interessare a un’impresa di Ferrara?

È l’indagine annuale con cui PwC raccoglie le previsioni di oltre quattromila amministratori delegati nel mondo, 118 dei quali italiani. Interessa anche alle imprese piccole perché anticipa dove si spostano investimenti, competenze e rischi: i temi che nel giro di un paio d’anni arrivano ai fornitori e all’indotto.

La rilevazione, presentata nel febbraio 2026, ha raccolto le risposte di 4.454 amministratori delegati in 95 Paesi. È un termometro delle aspettative, non una previsione economica: registra ciò che chi guida le imprese si aspetta e ciò che ha deciso di fare. Il suo valore, per chi non è una multinazionale, sta nei divari fra il dato italiano e quello globale: dove l’Italia si comporta diversamente dal resto del mondo si annidano sia i rischi sia le occasioni.

I numeri principali sulla fiducia: il 62 per cento dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale, mentre la fiducia nell’economia nazionale si ferma al 49 per cento; sul proprio fatturato, il 53 per cento si dichiara fiducioso guardando al triennio. È un ottimismo prudente, più rivolto al contesto internazionale che a quello interno.

Riferimenti normativi: elaborazione dello Studio su dati della 29ª Global CEO Survey di PwC, risultati italiani, febbraio 2026

come scegliere il commercialista · l’Osservatorio dello Studio

Quanta fiducia hanno i CEO italiani

Prevede una crescita dell’economia globale

62%Italia
Fiducia nell’economia nazionale

49%Italia
Fiducioso sulla crescita del fatturato nel triennio

53%Italia

Fonte: 29ª Global CEO Survey, PwC — risultati italiani. Elaborazione dello Studio.

Perché in Italia l’intelligenza artificiale procede più lentamente che altrove?

Non per mancanza di tecnologia, ma di organizzazione. Il 27 per cento dei CEO italiani segnala l’assenza di una cultura aziendale favorevole, contro il 9 per cento del dato globale; il 40 per cento non ha una tabella di marcia definita, quasi il doppio del 23 per cento mondiale. L’ostacolo principale, per il 46 per cento, sono le competenze interne.

È il dato più severo dell’indagine e riguarda le imprese di ogni dimensione. Un terzo delle organizzazioni italiane dichiara inoltre di non aver formalizzato processi di intelligenza artificiale responsabile. Il quadro che ne esce è omogeneo: comprare uno strumento è facile e costa poco, cambiare il modo in cui si lavora è lento e costa in formazione.

Per un’impresa con dieci dipendenti non serve una strategia sull’intelligenza artificiale: serve sapere quali tre attività ripetitive si possono togliere dalle mani di una persona, e chi controlla il risultato. La domanda da porsi in sede di bilancio non è quanto costa il software, ma quante ore libera e chi se ne assume la responsabilità. Le imprese che nel 2026 otterranno un vantaggio non saranno quelle con la tecnologia migliore, ma quelle che avranno deciso chi fa cosa con quella tecnologia.

Riferimenti normativi: elaborazione dello Studio su dati della 29ª Global CEO Survey di PwC, risultati italiani, febbraio 2026

l’assistente AI dello Studio · costo del lavoro e organizzazione

Intelligenza artificiale: dove l’Italia resta indietro

Manca una cultura aziendale favorevole all’IA

27%Italia
9%Mondo
Nessuna tabella di marcia definita sull’IA

40%Italia
23%Mondo
Nessun processo formalizzato di IA responsabile

34%Italia
Principale barriera: competenze della forza lavoro

46%Italia

Fonte: 29ª Global CEO Survey, PwC — risultati italiani. Elaborazione dello Studio.

Un’impresa su due entra in settori nuovi: quali conseguenze fiscali comporta?

Il 50 per cento dei CEO italiani dichiara di competere in settori dove prima non operava, contro il 42 per cento globale. Sul piano pratico significa nuovi codici ATECO, possibili aliquote IVA diverse, differenti regole di deducibilità e, se l’attività cambia in modo sostanziale, effetti su bilancio e assetti societari.

È il punto in cui una scelta commerciale diventa una questione tecnica. Aggiungere una linea di ricavi non è mai solo commerciale: incide sulla classificazione dell’attività prevalente, sui limiti di ricavi che determinano il regime contabile ai sensi dell’art. 18 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e può concorrere al superamento dei parametri che impongono la nomina dell’organo di controllo nella SRL secondo l’art.

2477 del codice civile. Vanno inoltre verificate le aliquote IVA applicabili alla nuova attività e la corretta imputazione dei costi promiscui. Sono verifiche che costano poco se fatte prima e molto se fatte dopo. Va segnalato che solo il 23 per cento dei CEO italiani si dichiara in grado di anticipare i cambiamenti prima che si verifichino: la maggioranza li subisce.

Riferimenti normativi: art. 18 d.P.R. 600/1973; art. 2477 c.c.; elaborazione dello Studio su dati della 29ª Global CEO Survey di PwC

società e SRL · regimi e partita IVA

Imprese che competono in settori nuovi

Ha iniziato a competere in settori in cui non operava

50%Italia
42%Mondo
Si dichiara in grado di anticipare i cambiamenti

23%Italia

Fonte: 29ª Global CEO Survey, PwC — risultati italiani. Elaborazione dello Studio.

Che cosa può fare concretamente una PMI nei prossimi dodici mesi?

Tre cose misurabili: mettere per iscritto chi decide sull’adozione di nuovi strumenti, verificare che i codici attività corrispondano a ciò che l’impresa fa davvero oggi, e stimare il risultato d’esercizio prima di dicembre, quando le scelte fiscali sono ancora possibili. Nessuna richiede un budget da grande impresa.

L’indagine fotografa imprese che corrono verso il nuovo con organizzazioni ferme. Per una PMI il rimedio non è imitare le multinazionali, ma chiudere lo scarto fra ciò che si fa e ciò che risulta dai documenti: visura camerale, codici attività, poteri di firma, contratti. È il lavoro meno visibile e quello che evita il maggior numero di contestazioni. Sul piano fiscale, il momento tecnicamente decisivo non è la dichiarazione ma la stima del risultato prima della chiusura dell’esercizio, quando sono ancora possibili le scelte su ammortamenti, accantonamenti, rilevazione delle rimanenze e adesione agli istituti opzionali. In giugno si paga soltanto quello che si è deciso in dicembre.

Riferimenti normativi: elaborazione dello Studio su dati della 29ª Global CEO Survey di PwC, risultati italiani, febbraio 2026

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I CEO italiani sono moderatamente fiduciosi, entrano in mercati nuovi più dei colleghi stranieri, ma arrivano all’intelligenza artificiale senza una tabella di marcia e senza le competenze interne. Per un’impresa del territorio la lezione è che il divario da colmare nel 2026 è organizzativo prima che tecnologico. I dati citati provengono dalla 29ª Global CEO Survey di PwC (4.454 CEO in 95 Paesi, 118 in Italia, febbraio 2026) e sono riportati a scopo di commento e analisi; le elaborazioni e le valutazioni sono dello Studio.

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